Villa Almerici
Villa Almerici: storia e trasformazioni architettoniche
Villa Almerici, attualmente denominata Vismara Currò, è senz’altro la più sconosciuta fra le ville che stiamo esaminando. L’attuale assetto di villa Almerici impedisce all’osservatore di intuire immediatamente quello che deve essere stato il suo passato splendore. Anche villa Almerici è il frutto di interventi successivi che trovarono conclusione nei lavori di fine ‘700 primi ‘800 eseguiti, per conto della famiglia Almerici, da alcuni dei migliori allievi di Giannandrea Lazzarini: Raimondo Dosi, Carlo Paloucci e Tommaso Bicciaglia.
- Cosa Leggerai:
- Caratteri distributivi
- Rapporto villa/paesaggio
- Il trionfo delle arti
Caratteri distributivi
La villa si articola in un corpo centrale quadrangolare più antico, sul quale, nel prospetto verso la vallata, si sovrappone un’elegante struttura che accoglie chiari elementi di derivazione classica: la scala e il piano nobile, il timpano sorretto da colonne ioniche in copertura. Dal punto di vista funzionale questo corpo assolve il compito di contenere la scala che collega la villa con il giardino. A questo elemento centrale così ben definito architettonicamente, fanno da completamento due ali simmetriche più basse con al piano nobile finestre termali e al piano giardino lesene ed archi ornati tamponati per esigenze funzionali. Questo era in origine il prospetto principale della villa che ricorda in modo singolare uno dei prospetti di villa Aldobrandini a Frascati. Affianco alla villa, senza soluzione di continuità, sorge un manufatto dalle caratteristiche architettonico-funzionali di annesso agricolo, che in passato venne utilizzato per accogliere i forestieri che giungevano di notte a Pesaro e trovavano le porte della città chiuse. L’attuale utilizzo, come magazzino del vivaio esistente nell’ambito di quello che era il giardino della villa, ha forse ripristinato la funzione originaria.
Rapporto villa/paesaggio
Anche per quanto riguarda il rapporto con il paesaggio villa Almerici è quella che ha subito le distorsioni più evidenti. Essa è ormai interamente assorbita dall’impianto di Santa Maria delle Fabrecce. e quindi è difficilmente riconducibile alle caratteristiche tipologiche di villa. Le ville infatti presuppongono un edificio indipendente, non limitrofo ad altre costruzioni, che viva in stretto legame con il giardino o il parco. Questi due elementi sono andati completamente perduti in villa Almerici, la cui situazione è indubbiamente peggiorata quando venne realizzata la linea ferroviaria, che ha bruscamente interrotto il naturale rapporto che esisteva in passato fra villa, giardini, campagna e fiume.
Il trionfo delle arti
Le decorazioni pittoriche di Villa Almerici, ora Vismara Currò, investono all’interno il Salone di rappresentanza ed all’esterno la scala che ne permette l’accesso; in questa zona sono poco leggibili in primo luogo poiché a suo tempo furono coperte da uno strato d’intonaco e, come d’uso, furono martellate per farvelo meglio aderire.
Buona parte dell’intonaco è caduta per cui le decorazioni si possono leggere ed appare chiaro che sviluppano il tema, comune alle ville pesaresi, del rapporto tra architettura e natura.
Infatti, quasi come in uno specchio, la balaustra della scala si riflette sulla facciata della villa dove viene riportata con estrema precisione e si apre ad un paesaggio che doveva essere lo stesso corrispondente all’ambiente naturale nel quale si affacciava la villa: evidentemente la decorazione aveva anche lo scopo di alleggerire il rapporto facciata-scala ampliando notevolmente, con la finzione artistica, il vano scala.
Ci sembra che la decorazione possa mostrare contatti con quella riportata nel soffitto ligneo del Salone di rappresentanza al quale si accede direttamente proprio tramite la scala: tale soffitto è realizzato in stucco dipinto, poggiante su una struttura in legno; un motivo a greca racchiude ampie ripartizioni di forma quadrata e rettangolare al cui centro, con forma rispettivamente ottagonale ed esagonale, si stacca a monocromo, si un rosone che, a colorato.
Ad altro allievo di Lazzarini è ancora Antaldi da assegnare la decorazione dell’intero Salone, definito delle Muse: si tratta di Carlo Paloucci, già elencato tra i pittori “moderni” nel Catalogo delle pitture che si conservano nelle chiese di Pesaro, dato alle stampe nel 1783.
Con lui sono citati Placido Lazzarini e Pietro Tedeschi assieme ai quali nel 1763, sotto la supervisione dello stesso Lazzarini, aveva realizzato la Galleria degli uomini e donne illustri pesaresi nel Palazzo Olivieri-Machirelli che presenta non pochi contatti con le decorazioni del Salone delle Muse: il referente culturale privilegiato è sempre la decorazione di Villa Imperiale, con diretto richiamo alla sala dell’Incoronazione.
Nell’ambiente di Villa Almerici i due pittori decoratori sono alla ricerca di effetti prospettico-illusionistici che si esplicano nelle serie delle dieci nicchie che sono “finte” statue realizzate, in assoluta coerenza, con la decorazione del soffitto a monocromo.
Carlo Paloucci riesce a rendere la sensazione delle sculture nelle nicchie “… in cui al bianco della ‘pietra in stucco’ scolpite le muse si oppone esclusivamente il grigio delle ombre e del fondo delle nicchie”.
Nelle nicchie è raffigurato Apollo, coronato di alloro, giovane ed atletico con la cetra in mano a riferimento alla scritta riportata sul piedistallo, scritta che caratterizza anche le muse che occupano le altre nove nicchie lungo le pareti del Salone.
Villa Almerici
- Anno di costruzione: fine 700 inizio 800
ingresso gratuito - non accessibili ai disabili
