Villa Caprile
Villa Caprile: Il Fascino della Natura e dell’Arte
Fu costruita a partire dal 1640 per volere del marchese Giovanni Mosca, sul suggestivo Monte San Bartolo, in un periodo in un periodo in cui grazie al rinnovato clima politico e culturale nobili famiglie cittadine intraprendono la costruzione extra moenia di residenze in cui trascorrere i momenti di svago e dedicarsi alla gestione delle aziende agricole e di campagna. L’attuale complesso è il frutto di un’evoluzione pluricentenaria, per la quale il più importante intervento di ampliamento e restauro è quello avviato nel 1763 per opera del marchese Carlo Mosca.
Sarà con questi lavori che verrà previsto l’ampliamento del giardino e la realizzazione dei giochi d’acqua.
Caratteri distributivi
Villa Caprile non presenta, se paragonata con l’Imperiale, caratteri di particolare interesse per quanto riguarda l’assetto planimetrico-distributivo. Una rigida simmetria sia strutturale che distributiva caratterizza il primo impianto seicentesco, restaurato durante i lavori settecenteschi.
A questo periodo risale la realizzazione della torretta centrale, che appesantisce l’intero prospetto. La parte settecentesca è collegata all’impianto più antico da un passaggio aereo e al suo interno è contraddistinta dagli elementi più tipici del secolo.
Il complesso di Villa Caprile si articola in più livelli terrazzati: il primo, dall’alto, è occupato dall’oratorio; il secondo dall’impianto a corte della villa vera e propria; il terzo, il quarto e il quinto dai tre giardini e dalle grotte.
Rapporto villa/paesaggio
Il giardino è certamente l’elemento che meglio permette di comprendere quale sia il rapporto che ogni villa intrattiene con il paesaggio ad essa circostante. Nel caso di Villa Caprile il giardino, a causa della unicità di alcuni elementi che primeggiano sul resto, sembra porsi come elemento di cesura fra villa e territorio. Tuttavia più a fondo la sistemazione dei terrazzamenti, si scopre come questi seguano minuziosamente le condizioni orografiche del colle rispettando quel genius loci che era sembrato così profondamente tradito. Dei tre terrazzamenti in cui il giardino si articola il primo era certamente quello più frequentato dal signore, è in questa terrazza che sono presenti i giochi d’acqua. Esso è quasi un prolungamento all’aperto della villa tanto da essere stato definito “sala giardino“. L’uso diversificato delle essenze è ciò che caratterizza una terrazza dall’altra. Così nel primo livello c’è un tipico giardino all’italiana, nel secondo il pomario, nel terzo il viridarium.
Villa Caprile è poi arricchita da un’altra struttura vegetale estremamente interessante: il teatrino di verzura, costruito nel XVIII sec. per allestire spettacoli di gusto arcaido.
Vicende Storiche
Villa Caprile ebbe sorte meno avversa di Villa Imperiale. Venne infatti sempre utilizzata dai membri della famiglia Mosca come sede di villegitura e di ricevimenti. Durante la rivoluzione francese, e più precisamente in quel periodo in cui Pesaro divenne parte integrante della Repubblica Cisalpina, la famiglia Mosca, nella figura del marchese Francesco, si impegnò direttamente nella diffusione della fede giacobina.
Napoleone Bonaparte fu ospite di casa Mosca il 5 febbraio 1797, e il <> innalzò il 10 aprile 1798 l’albero della libertà nella sua villa di Caprile ponendola a disposizione della cittadinanza pesarese. Villa Caprile dunque da luogo elitario ed aristocratico divine in questo periodo lungo di pubblica funzione. La villa tornò poi per un breve periodo ad ospitare personaggi nobili essendo stata affittata dall’estate del 1817 al luglio del 1818 a Carolina di Brunswick, principessa del Galles, che da Caprile si trasferirà nella restaurata villa della Gherardesca. In città in questi anni si respira aria nuova: si riprende animatamente a discutere di politica, di letteratura, di arte, di scienze naturali. Risorgono le accademie, quasi ad imitazione di quelle già fiorenti in epoca rinascimentale, e fra queste, quelle che ci interessa maggiormente è l’Accademia Agraria, fondata con la costruzione di Papa Leone XII, nel 1827. Ma sarà solo nel 1876 che avendo deciso di avviare <<…una scuola a carattere stabile, per impartire ai figli dei mezzadri e degli agricoltori, la necessaria istruzione professionale…>>, la storia di Villa Caprile e quella della scuola tutt’ora esistente si uniranno. E in quell’anno infatti che l’Accademia, nella persona del suo presidente prof. Guidi, acquista la villa per poter avviare la Colonia Agricola. L’Accademia si impegna a non stravolgre l’impianto architettonico del complesso monumentale anche se sono documentati tentativi a riguardo. In una lettera del 13 gennaio 1915 il Presidente del Comitato Amministrazione della Scuola pratica di Agricoltura domanda al Sovraintendente dei Monumenti di Ancona: <<…che Villa Caprile ove ha sede la scuola sia liberata dal vincolo d’importante interesse cui è stata sottoposta, poiché – come egli afferma – non ha alcun valore storico artisco…>>. Fortunatamente per noi il vincolo non venne mai tolto e la scuola, trasformata nel 1924 in Scuola Agraria Media continuò a coesistere con l’edificio storico. Nel 1925 l’Accademia, non potendo far fronte agli oneri imposti dal nuovo ordinamento scolastico, vendette la villa e la sua azienda agricola alla Amministrazione Provinciale di Pesaro e Urbino. Durante la seconda guerra mondiale, sempre a causa della <<linea gotica>> anche villa Caprile subì ingenti danni. I tedeschi avevano realizzato bunker in cemento armato in quei luoghi in cui un tempo erano stati sistemati i giardini e, per non avere la visuale oscurata verso la valle, avevano abbattuto i cipressi del viale principale e del teatrino. I lavori di restauro di tutti gli elementi vegetazionali furono avviati a partire dall’ottobre del 1946 per interessamento della stessa scuola, che impiegò il proprio personale qualificato in tutte le opere necessarie a far sì che Villa Caprile potesse tornare a splendere come nei secoli passati.
Decorazioni pittoriche
Di notevole interesse si rivela la decorazione di diversi ambienti di Villa Caprile non pervenutici comunque nella loro totalità.
Esse sono realizzate all’interno della Villa, ma tendono sempre a ribadire uno stretto rapporto con l’esterno, con la natura e i giardini stessi facenti parte del complesso architettonico.
Le decorazioni pervenuteci sono di due diverse databili una parte a metà Seicento e l’altra a fine Settecento, ma entrambi i periodi sono emblematici per il gusto dei modelli figurativi presenti.
Fu il marchese Giovanni Mosca nel 1640 a far edificare la villa e a voler decorare gli ambienti del piano nobile scegliendo quale autore il baroccesco Giulio Cesare Begni, il quale si trovava nella piena maturità artistica.
A Caprile l’artista aveva dipinto diversi soffitti; Bonamini indicava che aveva ricevuto un compenso di duemila scudi per le pitture in otto camere: il Salone d’onore fungeva da punto di raccordo essendo centrale rispetto alle altre sale che sul lato destro e sinistro erano decorate.
Nei quattro angoli del soffitto del Salone, Begni ha dipinto altrettanti piedistalli su cui sono raffigurate le quattro stagioni; al centro di ogni piedistallo c’è un oculo con volatili: è interessante notare come vi sia raffigurato l’esemplare maschio e femmina essendo il tema dominante quello dell’amore e della procreazione.
Il soffitto è pervaso di fronde che portano l’ambiente in un ple in air straordinario; al centro, su incorniciatura rettangolare, sono festosi Bacco, Cerere e Venere ed una scritta che ne palesa i significato “Sine Cerere et Baccho Friget Venus”. Begni è attualmente presente in altri soffitti della villa; uno in una stanza di passaggio, costituito da una voliera con uccelli e diversi tipi di verdure; l’insieme ribadisce il rapporto interno-esterno in una finzione scenografica straordinaria. L’artista pose sicuramente mano ad un altro soffitto le cui figurazioni fanno riferimento alle dolcezze d’amore tra rami e foglie volteggiano angeli, nelle lunette vi sono angeli, cagnolini e in un lato un favo di miele.
Il tema dell’amore è sottolineato da peducci a rilievo costituiti da una coppia che si abbraccia; peducci che tornano eguali in un’ltra stanza ma dove, le decorazioni del soffitto sono posteriori di almeno un secolo avendo già la fredda impronta neoclassica: al centro è applicato un dipinto su tavoletta ottagonale con una figurazione all’orientale.
L’ultimo soffitto affrescato riprende il tema degli otto Fiumi. già magistralmente trattato a Villa Imperiale, vi sono anche rami e piccole cariatidi che rimandano al modello cinquecentesco. Sappiamo che a fine Settecento furono realizzati rifacimenti dei dipinti di Begni, è ancora una volta il monoscritto Antaldi a venirci in aiuto indicando l’autore in Ubaldo Geminiani.
Dobbiamo inserire aanche Geminiani, come Paolucci, Dosi, Tedeschi, nella nutria schiera di allievi del canonico Lazzarini che insieme agli altri diffuse in maniera pressocché capillare nella nostra provincia i moduli lazzariani. In sintesi Geminiani non solo restaurò l’opera di Begni, ma fece qualcosa di suo come la decorazione delle lunette nel Salone d’onore e nel soffitto di fine Settecento.
Francesco Mosca “…come il padre fu uno dei tanti nobili illuminati convertiti alle idee di un moderato giacobismo”: a lui si deve far risalire la Galleria dove inserisce i medagliani con le effigi di Ferdinando IV, duca di Parma alla cui corte aveva ottenuto importanti incarichi, e di Pio VI.
La Galleria è uno degli ambienti più deteriorati di Villa Caprile, ma anche uno dei più interessanti: nelle pareti laterali vi sono riquadri a basso rilievo in stucco con episodi del vecchio testamento; essi presentano stretti legami con la pittura, anche se il tono risulta spento da successive tinteggiature.
Molti elementi rimandano all’impronta neoclassica lazzariana, mentre in uno scomparto è raffigurata Villa Imperiale; la volta è a botte le cui decorazioni sono andate quasi distrutte oer intero; da quel poco che è dato vedere erano realizzate a monocromo con il palese intento di conferire maggiore profondità alla volta stessa. Nelle pareti continua il rapporto realtà-finzione, interno-esterno: vi sono infatti dipinte finestre speculari alle reali che danno verso l’esterno. Il Bonamini indica che il pittore bolognese Casalini dipinse i “camerini di Villa Caprile con qualche brio, i camerini lungo la galleria” e attualmente non esistono più.
Villa Caprile
- Anno di costruzione: Anno di costruzione: 1640
Da Giugno a Settembre
€ 5 Adulti - € 3 Bambini (fino ai 12 anni)
Tutti i Giorni dalle 15.30 - 19.00
Da Giugno a Settembre
Tutti i Giorni dalle 15.30 - 19.00
